Intervista al relatore del primo appuntamento del ciclo di conferenze su

LA CURIOSITÀ SCIENTIFICA

20 novembre 2025 – ore 18.30

 

FABIO BENFENATI

Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Genova

Disciplina Neurofisiologia

Specializzazione in Neurologia

45 anni di esperienza nel campo

 

  • Sono laureato in Medicina e Specialista in Neurologia. Dopo un iniziale periodo di clinica mi sono dedicato completamente alla ricerca preclinica incentrata sui meccanismi della trasmissione dell’informazione nel sistema nervoso in condizioni fisiologiche e patologiche.
  • Attualmente i miei principali temi di ricerca sono i meccanismi cellulari e molecolari della plasticità sinaptica e la fisiopatologia delle principali malattie neurologiche quali epilessia, autismo e malattie neurodegenerative dove la trasmissione sinaptica viene precocemente alterata.
  • La medicina, come interfaccia tra le scienze umane e le discipline scientifiche, mi ha sempre attirato e affascinato, con il fine ultimo di trovare soluzioni terapeutiche efficaci per le spesso incurabili malattie neurologiche. Sicuramente il mio background in medicina e neurologia, applicato alla ricerca preclinica, mi ha permesso di apprezzare la continuità esistente tra la ricerca di base e le sue applicazioni nelle patologie neurologiche dell’uomo. Senza la ricerca fondamentale, nessuna ricerca applicata o traslazionale potrebbe esistere.
  •  Da quando ho fondato il Dipartimento di Neuroscienze di IIT nel 2006, l’obiettivo principale è stato quello di arricchire le ricerche con un approccio multidisciplinare applicando tecniche avanzate allo studio del sistema nervoso e cercando di proiettare i risultati delle ricerche verso la loro applicazione nella patologia umana. Questo è stato possibile attraverso la collaborazione con fisici, chimici, ingegneri e psicologi che ha permesso un approccio interdisciplinare ai problemi sperimentali, cercando di trovare un linguaggio e una metodologia comuni derivati da background culturali molto diversi.
  • Sicuramente il rispetto per il campo di ricerca dell’altro, avere la plasticità mentale per comprendere e adattarsi a esperienze scientifiche diverse, e avere entusiasmo per la collaborazione sono necessari nella attività interdisciplinare. Nelle collaborazioni scientifiche, ho trovato grandi amici nel corso degli anni che continuo a frequentare, anche al di là della attività lavorativa. Scienza e vita sono intimamente connesse.
  • Nella nostra ricerca cerchiamo di accoppiare la conoscenza dei meccanismi fisiologici, la loro alterazione che si ha in stato di malattia, con possibili nuove strategie terapeutiche a livello sperimentale. Così abbiamo prodotto strategie innovative per la cura di forme di epilessia e di degenerazione dei fotorecettori retinici che hanno dato ottimi risultati in modelli sperimentali e potrebbero essere potenzialmente traslate alla patologia umana nel futuro.
  • La passione della ricerca è la base della collaborazione tra ricercatori di base e ricercatori clinici. Le due parti hanno un diverso background, affrontano problemi diversi nella loro attività, ma è necessario che si instauri una sintonia e una reciproca comprensione tra ricerca di base e ricerca clinica, che sono due campi strettamente complementari.
  • La nostra ricerca sulle nuove strategie terapeutiche per le degenerazioni retiniche è il frutto di collaborazioni con ricercatori di altre discipline, chimici, nanotecnologi, neurologi e oftalmologi. Un concetto che rappresenta la vera mission dell’Istituto Italiano di Tecnologia che ha riunito sotto lo stesso tetto ricercatori di estrazione completamente diversa che nelle università sono spesso dislocati in aree territoriali anche distanti tra loro. La nostra ricerca sui polimeri semiconduttori come protesi retinica, per esempio, è iniziata 15 anni fa da una chiacchierata alla macchina del caffè tra me e Guglielmo Lanzani, fisico ed esperto di elettronica organica e di fotovoltaico.
  • Stiamo cercando di portare terapie basate su nanomateriali intelligenti che rispondono alla luce per la retinitis pigmentosa, una patologia genetica in cui degenerano i fotorecettori e che porta a completa cecità, ai primi pazienti umani. Per questo fine, è nata una start-up, Novavido S.r.l., che si occupa di sviluppare la nostra strategia per l’applicazione umana, in accordo con la complessa regolamentazione per i “medical devices”.
  • Un’applicazione degna di nota, è la cura della degenerazione dei fotorecettori non solo nella retinitis pigmentosa, ma anche nella molto più frequente degenerazione maculare legata all’età. Grazie a nanomateriali fotosensibili che convertono l’energia dei fotoni in fenomeni elettrici, siamo in grado di eccitare gli altri neuroni retinici non colpiti dalla degenerazione, riuscendo a riattivare i segnali visivi che dal nervo ottico vengono portati alla corteccia cerebrale.
  • La sonda chemo-optogenetica pHIL, per esempio, è un sensore di pH all’interno dei neuroni e, quando segnala uno spostamento patologico verso l’acidità che interviene in corso di crisi epilettiche, attiva un trasportatore ionico che silenzia elettricamente l’iperattività neuronale. Questa macchina molecolare agisce solo ed esclusivamente nei neuroni che sono ipereccitati, mentre rimane inattiva nei neuroni in condizioni fisiologiche. In modelli preclinici di epilessia, abbiamo dimostrato la sua efficacia nell’attenuare le manifestazioni convulsive.
  • La sfida più grande è cercare di abbreviare i tempi che intercorrono tra la scoperta e la possibilità di applicarla ai primi pazienti (il cosiddetto “first-in-human”). Queste lunghe tempistiche, di cui si lamentano i pazienti sempre informatissimi sui traguardi della ricerca preclinica, si rendono necessarie per ripetere tutte le prove sperimentali in ambienti certificati, e per studiare l’eventuale tossicità dei composti anche a lungo termine. Tutti questi elementi, indubbiamente necessari per aumentare il margine di sicurezza, tuttavia, richiedono molti anni e soprattutto ingenti finanziamenti che sono al di fuori delle possibilità della ricerca preclinica.
  • Sono stato sempre molto coinvolto con le attività degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), prima come presidente del Consiglio di Indirizzo e Verifica dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna e dal 2018 faccio parte integrante dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino attraverso una convenzione tra IRCCS e IIT.
  • Trasformare una strategia preclinica in una terapia per l’uomo è un percorso lungo, complesso e soprattutto costoso. Fondare una start-up rappresenta l’ambiente giusto per fare questa transizione, sempre che vi siano investitori interessati ai potenziali risultati terapeutici. Le istituzioni accademiche possono funzionare da incubatori per le start-up, vi sono bandi competitivi sia governativi che europei, ma poiché la transizione all’uomo è un processo con un alto margine di rischio, non è sempre facile trovare investimenti adeguati.
  • Una divulgazione seria e affascinante, da svolgere soprattutto nelle scuole superiori è necessaria per avvicinare i giovani alla ricerca. A questo riguardo, il Festival della Scienza, la notte dei ricercatori e Pint of Science sono esempi molto positivi per attirare i giovani verso i corsi di laurea scientifici. Ma dall’altro lato il governo deve investire di più in ricerca, per proporre un futuro solido nella carriera scientifica ai giovani. Questo è l’unico antidoto alla “fuga dei cervelli” (che sarebbe più corretto chiamare fuga delle menti) italiani che regalano ai paesi stranieri l’investimento che il nostro paese ha fatto in un’ottima formazione. Ma questo tipicamente non avviene in Italia, che è fanalino di coda in Europa per investimenti sulla ricerca. Certo, questi investimenti non portano messe di voti, non hanno ricadute a brevissimo termine (le uniche cose che interessano alla politica), ma formano la base per il futuro delle nuove generazioni e dell’Italia. Non esiste futuro senza ricerca e innovazione.
  • Tra i momenti più gratificanti del mio percorso includo la nomina a Direttore delle Neuroscienze dell’Istituto Italiano di Tecnologia nel 2006 e il Premio Antonio Feltrinelli per le Neuroscienze da parte dell’Accademia Nazionale dei Lincei nel 2024. Il peggiore, sicuramente, è quando ho perso i miei genitori, che sono stati per me una luce e una guida per il futuro.
  • Ho tanti libri preferiti, da Cecità e Le intermittenze della morte di José Saramago, Le città invisibili di Italo Calvino, Frankenstein di Mary Shelley, Klara e il sole di Kazuo Ishiguro, Notturno indiano di Antonio Tabucchi, solo per elencarne alcuni.
  • Amo molto la musica di molti generi, ma soprattutto classica, operistica e contemporanea. Uso spesso un sottofondo musicale quando lavoro.
  • Mi piace lo sport anche se non ho molto tempo da dedicarvi. Tra gli sport che mi divertono di più c’è sicuramente il tennis, che continuo un poco a praticare.