Francesco Papaleo

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Genetics of Cognition Laboratory (GeCo), Neuroscience Area, Istituto Italiano di Tecnologia, Via Morego 30, 16163 Genova, Italia

& IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova, Italia.

Il mio primo passo è stato frequentare l’Università di Padova dove ho studiato farmacia. Da lì è partito il percorso della mia ricerca, nato da un incontro con un ricercatore italiano, anche lui siciliano come me, che tornava dagli Stati Uniti e che mi ha introdotto al mondo della ricerca nelle neuroscienze.

Dopo la laurea ho ottenuto un dottorato, ottenuto frequentando prevalentemente l’Università di Bordeaux, dove sono stato poi quattro anni. E lì ho iniziato a studiare i meccanismi cerebrali; soprattutto in quel periodo mi occupavo di tossicodipendenza, e di come l’astinenza da farmaci d’abuso crea alterazioni nei circuiti cerebrali che poi portano a comportamenti non adattivi. Il passo successivo è stato andare negli Stati Uniti dove sono stato più di cinque anni agli NIH, presso l’Istituto Nazionale di Mental Health. E proprio lì ho iniziato questi studi traslazionali, perché il mio laboratorio era un laboratorio di psichiatri che effettuavano ricerca clinica. Il mio ruolo era fare da bridge tra studi biologici preclinici e studi clinici umani. E’ stato un periodo entusiasmante; studiavamo la genetica della schizofrenia, e lì ho apprezzato i vantaggi della multidisciplinarità, come interagire con medici, clinici, ricercatori puri, neuroscienziati e biologi molecolari. Era un momento molto positivo, ma mi si ponevano innanzi grandi scelte; rimanere per sempre, o ritornare a casa? il richiamo dell’Italia, della Sicilia, della famiglia si faceva sentire.

Ho cominciato a cercare posizioni più vicine a casa, e per caso e fortuna sono venuto a sapere da un collega di un nuovo centro di neuroscienze che si stava aprendo in quegli anni a Genova (l’IIT); ho poi incontrato ad una conferenza negli Stati Uniti il professor Benfenati che dirigeva il centro di neuroscienze dell’IIT. E’ cosi’ iniziata la mia avventura col mio gruppo in italia. In questa iniziale fase di incertezza in IIT avevo anche guardato all’Universita’, e avevo vinto una cattedra in Farmacologia all’Università di Padova, facolta’ di Medicina, un’ Università ottima e super solida. Dope tre anni di vita tra Genova e Padova mi sono di nuovo trovato davanti ad una scelta difficile, da un lato una posizione permanente in un’istituzione prestigiosa e solida, dall’altra il mondo della ricerca pura, ma pieno di incertezze e di instabilità!

Ero ancora giovane, e volevo dare la priorità alla ricerca; all’IIT mi trovavo con persone completamente dedicate alla ricerca come me; siamo passati attraverso un processo di valutazione molto selettivo e stressante; ma alla fine e’ andata bene e ora continuiamo a fare ricerca ad alti livelli.

Personalmente ho fatto tesoro dell’esperienza vissuta in Francia e negli Stati Uniti, e ho creato una mia nuova linea di ricerca che negli anni è sempre rimasta nell’ambito psichiatrico, quindi patologie del neurosviluppo come la schizofrenia, e l’autismo. Il centro della nostra ricerca ora gravita sui meccanismi circuitali che mediano il comportamento e ledisfunzioni della sfera sociale, con un particolare interesse per capire come le emozioni influenzino le nostre risposte e scelte sociali. Questo aspetto ricorrente era emerso in tutti questi anni parlando con i clinici, perché questi aspetti sono quelli che consentono a ciascuno di noi di navigare il nostro mondo sociale in maniera efficace… e sono aspetti comunemente alterati in pazienti psichiatrici, influenzando anche i loro familiari, e prevenendo un rientro ad una vita normale.

 

Questo aspetto mi attrae anche dal punto di vista fisiologico, perché anche lì le abilità socio cognitive sono molto variabili tra individuo e individuo. Questo filone di ricerca è stato negli ultimi anni molto proficuo e ha prodotto ottimi risultati. Le applicazioni e implicazioni sono larghe visto che queste abilita’ socio-cognitive interessano tutti i mammiferi, e stiamo anche vedendo che riguarderanno anche le nuove intelligenze artificiali che devono interagire con noi e tra di loro!

Attualmente la nostra “specializzazione” è capire come le emozioni influenzano le dinamiche sociali. Quindi, come rispondiamo alle emozioni proprie e altrui in contesti sociali? Come le capiamo, come rispondiamo, sia nella normalità che nelle patologie neuropsichiatriche. E soprattutto, quali sono i meccanismi cerebrali che regolano queste risposte comportamentali? Il cervello resta ancora un organo di difficile accesso. Per questo cerchiamo di sfruttare diverse tecniche allavanguardi tra studi preclinici e clinici.

Il mio gruppo è un gruppo sperimentale, ed è molto variegato: io sono neurofarmacologo, ci sono poi psicologi, psichiatri, biologi, ma anche bioingegneri, matematici, informatici che stanno diventando sempre piu’ importanti per l’analisi delle enormi quantita’ di dati sperimentali che produciamo. Ci vuole molta apertura mentale per collaborare, ma i risultati sono sorprendenti. Ci muoviamo da studi preclinici a studi clinici, dal topo all’uomo e viceversa. Con il supporto di IIT, dell’Europa, di varie Fondazioni, ed attualmente con la collaborazione con il Policlinico San Martino si concretizzeranno nel tempo i risultati di questa ricerca.

Mi piace molto viaggiare e stare con gli amici, e soprattutto stare con le mie due bambine!  Sono stato molto appassionato di capoeira, un’arte marziale afro-brasiliana che combina lotta, danza, musica e acrobazie., attualmente per questioni “fisiche” e di tempo vado in bicicletta o gioco a beachvolley. Amo molto la musica, tutti i generi, per me è molto importante, fa parte della vita! Ho poco tempo da dedicare alla lettura di svago, perché leggo invece moltissima letteratura scientifica; ultimamente ho trovato molto interessante  What Makes Us Social? di Chris Frith e Uta Frith.