Gianluca Gemme racconta che il suo interesse per la fisica è nato ai tempi del liceo classico, grazie agli insegnanti e alle persone incontrate in quegli anni. Dopo il diploma, si è trovato diviso tra filosofia e fisica: due discipline che, a suo avviso, condividono la stessa tensione verso le domande fondamentali sull’universo. Alla fine ha scelto fisica, anche per una valutazione pragmatica sulle prospettive professionali.
Si laurea nel 1989 e inizia a lavorare per un breve periodo in Ansaldo Componenti, a Genova. In seguito ottiene una borsa INFN, poi sospesa per assolvere agli obblighi militari. Nel 1991 entra stabilmente all’INFN, dove viene assunto a tempo indeterminato nel 1993. I primi anni della sua carriera sono dedicati allo studio delle applicazioni della superconduttività alle macchine acceleratrici, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica di Genova. Grazie all’interesse di Emilio Picasso, inizia anche un lavoro sulle cavità acceleranti per la rivelazione delle onde gravitazionali, attività che porta avanti fino ai primi anni Duemila.
In quel periodo arriva la proposta di impegnarsi nell’esperimento Virgo, l’interferometro per onde gravitazionali vicino a Pisa. Accetta, e da oltre diciotto anni lavora all’interno di questa grandecollaborazione internazionale. Nel tempo ricopre ruoli di responsabilità di crescente rilievo, fino a diventare responsabile nazionale e, dal 2023 al 2026, portavoce della collaborazione. Oggi Virgo conta più di mille membri provenienti da una dozzina di paesi, soprattutto europei ma con partecipazioni anche dal Brasile. La comunità italiana è numericamente e scientificamente molto importante, favorita dal fatto che l’infrastruttura si trova proprio in Italia.
Gemme sottolinea quanto per lui sia centrale l’interdisciplinarietà, un interesse che ritrova anche in famiglia: una figlia studia fisica, l’altra medicina. Proprio il mondo medico è uno dei settori in cui la fisica trova applicazioni cruciali, ad esempio nello sviluppo di tecniche avanzate per interpretarele immagini diagnostiche, come la risonanza magnetica. Racconta anche la difficoltà, comune a molti fisici, di spiegare il proprio lavoro a chi non è del settore: mentre tutti sanno cosa fa unmedico o un ingegnere, la figura del fisico resta più sfuggente. Per questo partecipa spesso a conferenze multidisciplinari e iniziative di divulgazione rivolte ai giovani e al grande pubblico,
convinto che una maggiore alfabetizzazione scientifica sia fondamentale per contrastare disinformazione e uso inconsapevole della tecnologia.
Guardando al presente, individua due grandi ostacoli nel mondo della ricerca. Il primo è la crescente difficoltà della cooperazione scientifica internazionale: il contesto geopolitico rende piùcomplesso coordinare istituzioni di paesi diversi, un problema che in passato era molto menopesante — il CERN, ricorda, nasceva proprio come modello virtuoso di collaborazione oltre iconfini politici. Il secondo limite riguarda l’Italia, dove le risorse per la ricerca sono scarse e leprocedure burocratiche, ad esempio nelle assunzioni, sono lente e penalizzanti rispetto alla rapidità di paesi come Stati Uniti e Giappone. Questo porta molti giovani talenti a trasferirsi all’estero,
attratti da opportunità migliori e più immediate.
Sul piano personale, racconta di avere poco tempo libero. Ama leggere, anche se si definisce un lettore meno assiduo di quanto vorrebbe. Approfitta appena possibile della bellezza del territorio ligure per fare lunghe camminate in montagna. È anche appassionato di cinema e teatro: è abbonato da anni al Teatro Nazionale di Genova e apprezza molto l’offerta culturale della città, dai teatri ai festival, incluso quello della scienza.